Giacomo
Casanova a Venezia era protagonista ovunque,
nelle feste, nei palazzi, nei bordelli, ma specialmente
al Ridotto, tra vincite e perdite appassionanti
come i suoi amori.
All'epoca non era ancora stata inventata la
Roulette, si giocava al Biribisso. Praticamente
il babbo dell'attuale Roulette. Il Biribisso
era un tavoliere formato da 66 caselle numerate.
Ogni casella era rappresentata con figure umane,
della mitologia, animali, stemmi nobiliari e
frutti. Vincitore era il fortunato che aveva
messo la moneta sopra il numero, e il numero
veniva estratto da una borsa, erano delle pallottoline
denominate Giandette.
Giacomo Casanova definì questo gioco
''Un vero gioco da ladri''. Lui, che era un
esperto in questo gioco.
Nelle sue Memorie, Casanova narra un'avventura
durante un suo viaggio a Genova del 1763. Ospite
ad una festa di Isabella, l'affascinante dama
si presenta in costume di Arlecchina (una figura
del Biribisso). Casanova tutta la serata punta
su questa figura. Ma l'Arlecchina non uscì
mai sino a quando non venne il turno di Casanova
di estrarre le giandette. Da una situazione
disastrosa, Casanova riesce a sbancare tutti
i giocatori e vince tremila zecchini, il tavolo,
il tappeto, i candelabri e perfino il gioco
del biribisso.
Un'altra affascinante avventura racconta che
Casanova restò seduto al tavolo da gioco
per più di due giorni di seguito senza
mai lasciare le carte, per sostenere una sfida
orgogliosa con un avversario. Alla fine, vinse
Casasnova.
A Lione, per una settimana riuscì a gestire
un banco di Faraone vincendo trecentomila franchi.
Il gioco fu la professione della sua vita, anche
come baro.
''Vivere e giocare sono la stessa cosa'' Giacomo
Casanova.
In ricordo del grande Giacomo Casanova che la
vita l'ha vissuta intensamente come il gioco
della Roulette. |